novembre 30 2007
proporzionale a sbarramento
con supercazzola prematurata come foss'antani
novembre 29 2007
lampada che illumina playstation colla artiglio pallina da golf telecomando dvd rumore di lavatrice che risciacqua lenzuola rosse telo divano federe di quattro cuscini bustina del tè che galleggia in tazza color crema libro di schopenhauer accanto a igiencasa profumo di menta pulito sicuro pioggia sui vetri tic tic tic tic palazzo giallo accanto a palazzo marrone accanto a palazzo arancione con antenne grigie su fondo perlato.
novembre, che mese di merda.
novembre 29 2007
freud per cena
novembre 29 2007
bacon per colazione
novembre 27 2007
toglietemi tutto ma non il mio braille
novembre 27 2007
per natale regala un'ernia iatale
novembre 27 2007
E comunque oggi vado dal parrucchiere.
novembre 26 2007
la pagina dev'essere grande e bianca, deve entrarci tutto il niente. Bisogna scriverne i margini come una decorazione distratta all'occhio, qualcosa che nella stesura rientri e ripieghi su se stessa. Le lettere sono macchie, piccole tracce di un cammino intimo.
S
o
n
o
t
u
t
t
o
novembre 26 2007
E poi perché c'ho tre accappatoi?
novembre 26 2007
No... il fatto che io in casa indossi i tacchi non è un vezzo.
E' che se me li levo non arrivo ai pensili in cucina.
novembre 26 2007
tàcciti
potrei parlare dell'ottimo rombo con patate di sabato sera, del mal di piedi per colpa dei calzini coi diti, della noia domenicale che sfocia in bulimia, della nana che usurpa i miei spazi, delle amiche che partoriscono, di C. che ha 13 anni e svariati tumori, di un lavoro sbagliato che mi accingo a riparare, di una telefonata del cazzo che m'ha rovinato il venerdì, del tatuaggio che andrà a istoriare la mia coscia sinistra in ricordo di questo periodo di merda. poi penso che forse un po' di bene ve lo voglio quindi me sto zitta.
novembre 23 2007
nottata inquieta incubi il caffè non è abbastanza forte il rimmel mi tiene ancora gli occhi chiusi trovo una telefonata non risposta sospiro sollevata vado al bagno mi guardo allo specchio sono ancora io durante la notte non mi sono trasformata in michela brambilla ringrazio e accendo una candela a john landis guardo fuori è bianco la dirimpettaia litiga con gli operai i panni stesi ancora umidi mi siedo sul water la tavoletta è fredda alterno coscia destra coscia sinistra tra le mani un libro sul genoma ma già lo so che non ce la posso fare suona il campanello lea abbaia con un'estensione di almeno due ottave superiori all'udibile umano mi alzo le mutande alla caviglia con lo stesso piglio di un ergastolano ai lavori forzati guardo dallo spioncino un tipo alto con auricolare e cartelletta di quelli che se apri ti catturano la mano e te la rendono solo quando frantumata mantengo i bioritmi nella norma e trattengo un vaffanculo partito da quello che mi sento di poter chiamare cuore solo dopo mezzogiorno e un paio di sigarette torno di là a riattivare la circolazione bloccata dall'elastico dei calzini che ancora una volta ho dimenticato di togliere passo lo sguardo da destra a sinistra schivando cavi cd sensi di colpa bicchieri vestiti ricordi sparsi in terra provo a concentrarmi fare mente locale ma il locale della mia mente è ancora chiuso mi arrendo all'evidenza del mio essere fallibile sollevo il piumone lì sotto è ancora caldo morbido prendo il telecomando del mac faccio partire
la sua voce crollo sul cuscino e dall'alto del mio soppalco osservo l'incenso che si consuma lentamente mentre